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appunto [app2nto] (raro a punto [id.]) avv. («precisamente») — meno rara la gf. divisa dove si voglia insistere su una corrispondenza puntuale e come calcolata: lo cerchio per lo suo arco è impossibile a quadrare perfettamente, e però è impossibile a misurare a punto [lo ©%rkLo per lo Suo #rko H impoSS&bile a kkUadr#re perfHttam%nte, e pper0 H impoSS&bile a mmi@ur#re a pp2nto] (Dante); in quella parte Ch’a punto sovra mezzo ’l fosso piomba [ij kU%lla p#rte k a pp2nto S1vra mm$zzo l f0SSo pL1mba] (id.); Tale imagine a punto mi rendea Ciò ch’io udiva [t#le im#Jine a pp2nto mi rend%a ©0 kk io ud&va] (id.); Un anno intero s’è girato a punto [un #nno int%ro S $ JJir#to a pp2nto] (Bembo) — solo gf. unita nella forma rafforzata per l’appunto (antiq. per appunto) e nel superl. appuntissimo (antiq. per appuntissimo) — così pure, gf. sempre unita dove si voglia accennare a una combinazione imprevista («davvero a proposito») o dove si voglia dare una pronta risposta affermativa («sì, naturalmente») — invece, sempre a punto quando non sia un avv. (né un s. m.) ma solo una delle possibili sequenze di a prep. + punto s. m.: mettere a punto un’apparecchiatura; la messa a punto del problema; correggere da punto esclamativo a punto interrogativo

DOP

Redatto in origine da
Bruno Migliorini
Carlo Tagliavini
Piero Fiorelli

 

Riveduto, aggiornato, accresciuto da
Piero Fiorelli
e Tommaso Francesco Bórri

 

Versione multimediale ideata e diretta da
Renato Parascandolo